Salta al contenuto
accessibility · article

European Accessibility Act 2025: cosa devono fare le aziende sui siti web

Dal 28 giugno 2025 i siti web aziendali devono essere accessibili. Sanzioni fino a 40.000€, esclusione da appalti. Guida pratica agli obblighi reali.

Autore
marco
Pubblicato
28 aprile 2026
Lettura
7 min
Categoria
accessibility
  • accessibilita
  • wcag
  • eaa
  • compliance
  • normativa

Cosa è l’European Accessibility Act e perché interessa anche te

L’European Accessibility Act (Direttiva UE 2019/882, in Italia recepita con D.lgs. 82/2022) è la normativa che ha imposto requisiti di accessibilità a un’ampia categoria di prodotti e servizi digitali. La data chiave era il 28 giugno 2025: dopo quella data, i nuovi siti e servizi devono essere conformi.

Nel 2026 siamo in un periodo di transizione: la normativa è in vigore ma l’applicazione concreta delle sanzioni è ancora frammentaria. Questo non significa “rimandare”, significa che chi si adegua ora arriva preparato, e chi non lo fa rischia di trovarsi scoperto quando l’enforcement diventerà sistematico (cosa che, vedendo i precedenti del GDPR, succederà nel 2027-2028).

A chi si applica davvero (spoiler: a quasi tutti)

L’EAA si applica a operatori economici che vendono prodotti o servizi a consumatori nell’UE, in queste categorie:

  • Ecommerce (qualsiasi tipo di vendita online a privati).
  • Servizi bancari per consumatori.
  • Servizi di trasporto passeggeri (biglietti, info viaggio).
  • Audio/video on-demand.
  • Comunicazioni elettroniche (telefonia, internet provider).
  • Hardware/software per accedere a questi servizi.

Sono escluse:

  • Microimprese (< 10 dipendenti AND < 2M€ fatturato) per i servizi, ma non per i prodotti.
  • Siti puramente B2B che non vendono a consumatori finali.
  • Contenuti pre-esistenti pubblicati prima del giugno 2025 (clausola “patrimonio digitale”).

Tradotto operativo: se hai un ecommerce, sei dentro. Se hai un sito vetrina B2B puro, probabilmente sei fuori. Se sei nel mezzo (lead-gen B2B con un piccolo shop), valuta caso per caso ma in dubbio adeguati.

Lo standard di riferimento: WCAG 2.1 livello AA

L’EAA non scrive di suo le regole tecniche, rimanda alla EN 301 549, che a sua volta rimanda alle WCAG 2.1 livello AA. Quindi nella pratica devi conformarti alle WCAG 2.1 AA su tutti i 4 principi:

  1. Percepibile: i contenuti devono essere percepibili da tutti i sensi (testo alternativo, sottotitoli, contrasto).
  2. Utilizzabile: l’interfaccia deve essere utilizzabile (tastiera, no flash >3Hz, tempo sufficiente).
  3. Comprensibile: testo leggibile e prevedibile.
  4. Robusto: compatibile con assistive technology.

WCAG 2.1 AA prevede 50 success criteria. Non li elenchiamo tutti (sono nella documentazione W3C) ma ne riassumiamo quelli che fanno bocciare il 90% dei siti.

I 12 punti dove i siti italiani cadono di più

Da audit fatti su una cinquantina di siti tra 2024 e 2026, questi sono gli errori ricorrenti:

Visivi

  1. Contrasto insufficiente. Testo grigio chiaro su fondo bianco, testo bianco su immagine senza overlay. Il rapporto deve essere ≥ 4.5:1 per testo normale, ≥ 3:1 per testo grande (18pt o 14pt bold).
  2. Solo colore per veicolare informazione. “Campi obbligatori in rosso” senza asterisco né label. “Errore” mostrato solo cambiando colore al bordo. Va sempre affiancato un secondo segnale (testo, icona, asterisco).
  3. Focus invisibile. Cliccando Tab non si vede dove sei. È quasi sempre colpa di outline: none su a, button, input senza alternativa. Va aggiunto :focus-visible con outline visibile (≥ 2px, contrasto adeguato).

Strutturali

  1. Heading sbagliati. H1 mancante, H2 saltato per andare a H3, heading usati come stile invece che come gerarchia. Va validato con un tool tipo HeadingsMap o l’extension WAVE.
  2. Liste finte. Paragrafi con bullet point fatti con caratteri Unicode invece che <ul><li>. Screen reader non li riconosce come lista.
  3. Form senza label. Input con solo placeholder, label nascoste con CSS senza aria-label. Lo screen reader legge solo il tipo di campo, non a cosa serve.
  4. Tabelle senza scope. Tabelle dati senza <th scope="col"> o senza <caption>. Non si capisce la struttura.

Interazione

  1. Trappole tastiera. Componenti (modal, dropdown, carousel) da cui non puoi uscire con Tab. Specialmente cookie banner customizzati e widget chat.
  2. Ordine di tabulazione caotico. Pulsanti accessibili ma in un ordine che non rispecchia il visual. Va verificato che tab segua una sequenza logica.
  3. Click handler senza role. <div onclick="..."> senza role="button"tabindex="0". Funziona col mouse, non con tastiera.

Contenuti

  1. Alt mancanti o cattivi. Immagini senza alt, oppure con alt="immagine" o alt="logo.jpg". L’alt va o descrittivo (foto: “team davanti all’ufficio”, grafico: “vendite trimestrali in crescita del 20%”) o vuoto (alt="") per immagini puramente decorative.
  2. PDF non accessibili. Brochure, listini, contratti caricati come PDF scansionati o non taggati. Vanno o convertiti in HTML, o fatti accessibili (PDF/UA).

Cosa NON è obbligatorio (ma viene spesso confuso)

Per evitare panico:

  • WCAG 2.1 livello AAA non è richiesto. Solo AA. L’AAA è livello “best in class” ma non obbligatorio.
  • Non devi avere un widget di accessibilità (quei plugin tipo UserWay che cambiano dimensione font). Sono spesso peggio del problema.
  • Non devi avere una versione “high contrast” separata. Devi fare il sito normale già accessibile.
  • Non sei tenuto a tradurre in lingua dei segni se non sei un servizio di trasporto/banca/audiovisivo.

La dichiarazione di accessibilità

L’EAA prevede che ogni sito conforme abbia una dichiarazione di accessibilità, una pagina pubblica accessibile dal footer (di solito /accessibilita/ o link in footer “Accessibilità”). Deve contenere:

  • Stato di conformità (totalmente / parzialmente / non conforme con motivazioni).
  • Quali parti del sito non sono conformi e perché.
  • Data di pubblicazione e ultima revisione.
  • Procedura per segnalare problemi (email, modulo).
  • Riferimento all’organismo di vigilanza (in Italia: AgID per i soggetti pubblici, sistema di tutele privatistiche per i privati).

Esiste un modello AgID scaricabile dal sito agid.gov.it. Per i privati non è obbligatorio usarlo ma è una traccia ragionevole.

Sanzioni: cosa rischi davvero

Le sanzioni del D.lgs. 82/2022 prevedono fino a 40.000 €, applicabili da ente di vigilanza dopo accertamento. Per gli appalti pubblici, l’esclusione è automatica se non si dimostra conformità.

Nel 2026 il livello di enforcement è ancora basso ma sta salendo. Le segnalazioni stanno aumentando, spesso da utenti con disabilità che non riescono a completare un acquisto, o da concorrenti in gare pubbliche che usano l’accessibilità come leva di esclusione.

Cosa fare concretamente, in ordine

Se non hai mai fatto un audit accessibilità sul tuo sito:

  1. Audit automatico: passa il sito su WAVE (wave.webaim.org), axe DevTools, o Pa11y. Ti danno una lista di errori “0 effort” da sistemare. Tipicamente: contrasti, alt mancanti, heading saltati.
  2. Audit manuale tastiera: navighi tutto il sito solo con Tab/Shift+Tab/Enter/Esc. Cosa non funziona?
  3. Test screen reader: NVDA (gratis su Windows) o VoiceOver (Mac). Apri 5 pagine chiave (home, scheda prodotto, checkout, contatti) e ascolta cosa legge.
  4. Fix in priorità: prima il checkout/funnel principale, poi homepage, poi contenuti interni.
  5. Dichiarazione: pubblica la pagina accessibilità con stato attuale (anche se “parzialmente conforme” in transizione).
  6. Mantenimento: ogni nuovo contenuto/feature passa per uno smoke test accessibilità.

Costi reali per metterti in conformità

Per dare un ordine di grandezza, su progetti che abbiamo seguito tra 2024 e 2026:

  • Sito vetrina semplice (10-20 pagine): 1.500-3.500 € per audit + fix.
  • Ecommerce piccolo (< 200 prodotti): 4.000-8.000 € (più complesso il checkout).
  • Sito complesso con area utente: 10.000-25.000 €.

A questo va aggiunto il “costo manutenzione”: ogni nuova feature/template va validata, costa 10-15% in più rispetto al “fai e via”.

È un investimento. Ma è anche un’occasione per migliorare UX e SEO: l’accessibilità ben fatta correla con migliori conversioni (form più chiari) e migliore SEO (struttura semantica pulita).

La verità scomoda

Nel 2026 ancora 9 ecommerce italiani su 10 falliscono un audit WCAG 2.1 AA. La maggior parte non perché vuole, ma perché nessuno ha mai sollevato la questione. I temi WordPress più diffusi non sono accessibili out-of-the-box, le piattaforme SaaS hanno gravi gap, le agenzie spesso non hanno il know-how interno.

Detto in modo netto: se sei un imprenditore con un ecommerce nel 2026 e non hai fatto un audit accessibilità, lo stato del tuo sito è quasi certamente non conforme. Non è un’accusa, è statistica. Ed è meglio saperlo per scelta tua, che da una segnalazione esterna.

Pubblicato il 28 aprile 2026
  • #accessibilita
  • #wcag
  • #eaa
  • #compliance
  • #normativa
Tocca a te

Ti serve qualcosa di concreto, non un articolo?

30 minuti di call gratuita: parli con chi farà il lavoro, non con un commerciale.

Recensioni verificate

5/5 su 82 recensioni. Le parole dei nostri clienti